breaking news

Scrocca: “Niente formule strane per portare a termine la stagione”

dicembre 17th, 2020 | by Admin Admin
Scrocca: “Niente formule strane per portare a termine la stagione”
Prima Squadra
0

Dici Villalba Ocres Moca e pensi a Pietro Scrocca. Il presidente del club biancorossoblù è ormai da diversi anni ai vertici del calcio regionale ed è diventato un simbolo di passione e amore per il calcio in tutta la zona nord ovest della Capitale. Il patron dei tiburtini ha tracciato un personale bilancio dell’attuale panorama in cui versa il movimento dilettantistico: dalla ripartenza al nuovo stop, dai campionati ai rischi da evitare nei confronti dei più giovani, dalla riforma dell’ordinamento sportivo alla poltrona del CR Lazio.

Presidente, com’era iniziata la stagione? Ci faccia una fotografia della situazione, dai grandi ai più piccoli. “Ad oggi con la prima squadra abbiamo disputato solo due gare di campionato su cinque, tra l’altro l’una a distanza di un mese dall’altra, con la seconda giocata già sapendo che sarebbe stato fermato tutto quanto, perché il dpcm che annunciava la sospensione fino ad inizio dicembre è uscito alle 9 e noi alle 11 eravamo a Pomezia per una partita che sapevamo poter essere l’ultima dell’anno solare. Francamente mi aspettavo di andare incontro ad una stagione un po’ particolare e travagliata, certo non che partisse così in salita. Discorso simile per quanto riguarda il settore giovanile: i campionati Elite sono partiti fra tante perplessità, molte gare non ci hanno visto coinvolti anche perché i rinvii in ogni girone sono stati parecchi”.

Da parte delle famiglie dei tesserati avete riscontrato più preoccupazione o più desiderio di ripartire? Com’era l’umore? “La risposta, nella ripresa dell’attività dopo l’estate, è stata positiva tutto sommato. È chiaro, la contrazione inevitabile si è avuta nella scuola calcio, l’avevamo previsto e credo che il Villalba stia rispettando un po’ il trend di tutte le società in questo momento storico. C’è stato un calo degli iscritti, tra qualche timore e la scelta delle famiglie di voler aspettare un po’ di più prima di prendere una decisione. Abbiamo anche rimborsato ai genitori, tramite dei voucher, la quota di stagione precedente non usufruita e questo chiaramente è un fattore che pesa. Se poi dobbiamo pensare a un calcio dilettantistico che ti vede giocare a porte chiuse, ad organizzare allenamenti in forma individuale, il tutto lascia un po’ il tempo che trova. Non abbiamo centinaia e centinata di persone al nostro seguito, se non parenti, amici e sostenitori più stretti: giocare senza neanche questo non è stimolante e non porta gli stessi risultati”.

In aggiunta, i notevoli sforzi che i club hanno dovuto sostenere per adeguarsi al protocollo. “Indubbiamente si è cercato di rispettare al massimo le disposizioni governative. Mi auguro che il lavoro fatto sia stato idoneo visto che gli sforzi da parte della società sono stati grandi. Abbiamo acquistato la macchina per fare il trattamento ad ozono negli spogliatoi ogni due giorni, più tutte le altre accortezze: ora questo non dico sia stato vano, ma al momento non è servito a evitare la sosta. Ma dobbiamo pensare che la salute viene prima di ogni altra cosa: avremo modo di riprendere a giocare a calcio con i dovuti crismi, come deve essere”.

Si inizia ora a vedere la luce in fondo al tunnel, con la ripresa delle competizioni fissata per febbraio. Lei cosa si aspetta da questo 2021? “Non saprei dire cosa mi aspetto, sinceramente. Le paure che resti sempre una stagione particolare ci sono, mi auguro che si possa almeno portare a termine in qualche modo sperando che non ci siano altri incidenti di percorso. Quel che è certo è che non sono competizioni regolari sotto tutti i punti di vista, secondo me”.

Alcuni Comitati Regionali dell’Area Nord, come Lombardia e Veneto, opteranno per il solo girone d’andata più playoff allargati. Che formula preferirebbe? “Preferirei che lo svolgimento dei campionati fosse il più tradizionale possibile. Se così non dovesse essere, meglio quasi annullare il tutto e ripartire da capo l’anno prossimo con la certezza di poter portare avanti l’attività nel massimo della sicurezza. Chiudere i campionati per forza, dovendo ricorrere a formule strane, significherebbe soltanto spendere risorse in tutti i sensi, non solo economiche, per poi avere dei risultati non completamente veri. Per me se un campionato non si svolge nella sua interezza non ha valore. Già quest’anno pensare di avere più retrocessioni, dovendo guardare la classifica verso il basso seppur arrivando in alta classifica, non ha lati positivi. Anche perché con i più piccoli la questione è più delicata”.

Quali fattori subentrano? “Se si può portare a compimento regolarmente questa stagione bene, altrimenti meglio assicurarsi prima sulla sicurezza e sulla tutela della salute per poi pensare allo sport e al calcio. Le prime squadre possono aspettare, possono esser tenute più sul pezzo diciamo, ma sui settori giovanili va prestata la massima attenzione. Mi sembra difficile pensare a campionati provinciali o regionali, di puro divertimento, disputati in maniera irregolare: se i ragazzi non hanno la valvola di sfogo, la certezza di potersi divertire, alla fine mollano e questo diventa un problema”.

Cambiando argomento, fa discutere la riforma voluta dal Ministro dello Sport Spadafora, tra annullamento del vincolo e questione dei collaboratori sportivi. Che idea si è fatto? “Su questo vorrei documentarmi per bene e cercare di comprendere a fondo tutti gli aspetti di questa riforma, che al momento ancora non ho analizzato nel dettaglio. Non voglio esprimere giudizi, vorrei capire tutto l’iter nel dettaglio e gli effetti che avrebbe sul movimento. Anche perché un’adeguata struttura di parametri, di scambi già determinati o di riconoscimento d’indennità non sarebbe male: un sistema dietro l’abolizione del vincolo che magari dia garanzie e tutele alle società, per il lavoro di formazione che svolgono. Vanno capiti bene gli sviluppi successivi e gli strumenti che saranno utilizzati”.

Restando in tema di politica sportiva, a breve ci saranno le elezioni per la Presidenza del CR Lazio. Un commento? “Vanno valutati i programmi e le prospettive, in entrambi i casi. Anche questa è una dinamica anomala che ci investe in un momento davvero delicato: sarebbe stato più utile poter fare riflessioni e poter dibattere su una cosa seria come le elezioni per il Comitato Regionale nel pieno svolgimento di un’attività regolare, quando le società possono confrontarsi con la mente sgombra ed in tranquillità. Chi ha amministrato e gestito, soprattutto in momenti difficili, come quello che stiamo vivendo, è sempre soggetto a critiche, ma adesso andare ad accusare il CR Lazio di qualcosa non mi sembra giusto e mi pare una scusa. Ora siamo tutti in balia dei nuovi provvedimenti presi dal Governo: come lo sono le attività economiche, lo stesso vale per quelle sportive, ma ovviamente le disposizioni arrivano dall’alto. Mi auguro che, qualunque sia l’esito, ci sia un miglioramento per il calcio laziale”.

Infine, da imprenditore e presidente di un club importante, un suo messaggio per il movimento laziale? “Sicuramente la passione e la vicinanza a questo sport, per chi negli anni ci ha dedicato tempo e risorse, sono caratteristiche che oggi più che mai servono. Bisogna restare vicini, trovare gli strumenti giusti da utilizzare in un periodo come questo, quando le società sono in difficoltà e di certo non vanno abbandonate. Dobbiamo cercare di mantenere vivo quello che abbiamo fatto per tante stagioni: spero che il numero più alto possibile di club possa resistere ed andare avanti. Ci sarà un contraccolpo, ma adesso dobbiamo essere uniti e non mollare”.

Fonte: Gazzetta Regionale

Autore: Salvatore Celsa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *